DI
F. D. GUERRAZZI
TERZA EDIZIONE
LIVORNO
GIO. BATTISTA ROSSI EDITORE
FIRENZE NAPOLI
LIBRERIA DEGLI SCOLARI FELICE PERRUCCHETTI
1868.
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Prato, Tip. Giachetti, Figlio e C.
[v]
Occorrendomi venire per queste parti misembra spediente di chiarire chi sia, e comee perchè io mi movessi da casa. Io sono il piovanoArlotto Mainardi, e nacqui in Firenze ilgiovedì di Berlingaccio del 1396 dove parimentesenza il mio consenso mi toccò a morireil 27 febbraio 1484; alcuni scrivono nel1483; ma ciò non è vero, e me lo potetecredere perchè, ecco, io mi ci trovai presente.Mio padre si chiamò Giovanni, e fu pertutto il tempo della sua vita scannato più disan Quintino, il quale, come sapete, suonavaa messa co' tegoli, onde al povero uomo accaddedi sdrucciolare nelle Stinche più spesso,che le palle di biliardo non entrano nellebuche. Non pertanto io mi ebbi parente l'Arcivescovosanto Antonino, che fu santo davvero,imperciocchè ci hanno i veri santi nellamedesima guisa, che ai giorni nostri troviamole verità vere, e le verità, che non sono vere.
Per le quali cose, io giudico che derivasseroin me certe qualità che mi accompagnaronodurante la mia vita come sarebbe a dire la giocondità,la malinconia, e il santo timore di Dio.[vi]
Per la carità della casa Neroni, ed anco unpo' per lo aiuto del mio parente Arcivescovo(che ai preti purchè il soverchio non rompail coperchio sovvenire i congiunti non disdice)ottenni la chiesa pievania di san Cresci, maintendiamoci bene quello a Maciuoli, non giàl'altro Cresci in val Cava, che è un santo nelcalendario di quello sboccato, che fu, Dio loperdoni, Messere Giovanni Boccaccio. Questachiesa tenni sposa fedele a mo' di fedelissimasposa, nè per altra o più bella, o più ricca iovolli lasciarla mai; l'ampliai, la dotai di navatedi colonne di pietra, la imbiancai levandodalle pareti le immagini dei santi, che nonfacevano frutto[1] ci misi la sepoltura famosacon la iscrizione, che parlava così:
Questa sepoltura il piovano Arlotto la fece fareper sè e per chi ci vuole entrare.
Voi avrete sentito dire, che io non sapeva leggerein altro libro, eccettochè nel mio: oraquesto è vero per metà, perchè sebbene ionon leggessi altro libro fuori del mio non perciò io lo leggeva tutto; figurava bensì svoltarele faccie, ma il mio cuore come i miei occhinon andavano più oltre della prima, contenendosi[vii]in lei tutto quanto mi abbisognava sapere,anzi mi pareva ce ne fosse d'avanzo. Infatti su cotesta pagina ci si leggeva scritto:
«Non fare agli altri quello che non vuoisia fatto a te.
«Fa' agli altri quello che vuoi sia fatto a te.»E per quanto me lo consentisse la fragilitàumana studiai, che questi due insegnamentifossero per così dire la sistola e la diastola delmio cuore: qualche volta, io lo confesso, lavoglia di rimbeccare mi vinse la mano, anziuna volta l'Arcivesco