IL CONTE
DI
MONTE-CRISTO
DI
Alessandro Dumas
Volume Unico
NAPOLI
PER FRANCESCO ROSSI
Trinità Maggiore, num. 6
—
1850
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IL CONTE
DI
MONTE-CRISTO
DI
ALESSANDRO DUMAS
Il 28 Febbraio 1815 la vedetta dellaMadonna della guardia dette il segnaledella nave a tre alberi il Faraone cheveniva da Smirne, Trieste e Napoli. Comeè d’uso, un pilota costiere si partì tostodal porto, e passando vicino al castellod’If, recossi a bordo del naviglio fra il capodi Morgiou, e l’isola di Rion. Quindi, comeparimente è uso, la piattaforma del forteSan Giovanni si ricoprì di curiosi; poichèè sempre un avvenimento di grande importanzaa Marsiglia l’arrivo di un bastimento,soprattutto poi quando questo siastato come il Faraone, costrutto, attrezzato,stivato nei cantieri della vecchiaPhocée, ed appartenga ad un armatoredella città. Frattanto il naviglio avanzava;aveva felicemente superato lo stretto formatosida qualche scossa vulcanica fral’isola di Calasareigne e quella di Jaros;ed oltrepassato Pomègue, procedeva colsuo gran corpo sotto le tre gabbie in relinga,ma tanto lentamente, e con andamentosì tristo, che i curiosi, con quell’istintoche presagisce le disgrazie, l’unl’altro si domandavano quale infortuniofosse accaduto a bordo. Ciò non pertantogli esperti alla navigazione riconoscevanoche se un qualche accidente era avvenuto,questo non sarebbe stato al materiale delbastimento, poichè se procedeva lentamentelo faceva peraltro con tutte le condizionidi un naviglio eccellentemente governato.La sua ancora era gettata, i pennoni dibompresso abbassati, e vicino al pilotache si prestava a dirigere il Faraone nellastretta entrata del porto di Marsiglia,stava un giovinotto di rapido gestire, checon occhio vivo invigilava ciascun movimentodel naviglio, e ripeteva ogni ordinedel pilota. La vaga inquietezza checommoveva la folla aveva particolarmenteturbato uno degli accorsi alla spianata diSan Giovanni, di modo che egli senzaattendere l’entrata del bastimento nel porto,saltò in una barchetta, ordinando divogare avanti al Faraone, cui raggiunserimpetto all’ansa di riserva. Il giovinemarinaio vedendo giungere quest’uomo,lasciò il suo posto a lato del pilota, evenne col cappello in mano, ad appoggiarsial parapetto del bastimento. Eracostui un giovine di vent’anni circa, alto,snello, con occhi neri, e capelli colordell’ebano. Vi si scorgeva in tutta la personaquell’aspetto di calma e di risoluzionedegli uomini avvezzi fin dalla loro infanziaa lottare coi perigli.
— Ah! siete voi, Dantès? gridò l’uomodalla barca; che è mai accaduto, e perchèquest’aria di tristezza sparsa su tuttoil bordo?
— Una gran disgrazia, signor Morrel,rispose il giovinotto, una gran disgraziaparticolarmente per me. All’altezza diCivitavecchia abbiamo perduto il bravo CapitanoLeclerc.
— Ed il carico? domandò vivamente l’armatore.
— È giunto a buon po